Questa nuova vigna a Barbaresco nella zona dei Pora,
nasce dall’idea di usare i concetti di agroforestazione, che adesso cominciano ad essere
abbastanza usati per i frutteti e un po’ nell’orto, nel vigneto e non ci sono praticamente
esperienze. Mi sono un po’ confrontato con degli amici in Svizzera che hanno provato a fare
dei tentativi, abbiamo un po’ preso idea dalla gestione dei frutteti in agricoltura sintropica che
sono principalmente nelle zone tropicali. E abbiamo cercato soluzioni molto sperimentali. Per
prima cosa abbiamo tracciato tutte le curve di livello, quindi abbiamo tracciato tutta la
collina. Avevamo già una linea di riferimento, perché mio nonno lavorava in quel modo lì
nella vigna vecchia. Una volta si usava questo sistema che si chiamava giropoggio: si va a
seguire la curva di pendenza della linea e la curvatura della collina e il filare prende una linea
più o meno curva. Questo presenta un sacco di difficoltà di progettazione, perché ovviamente
le linee curve sono più difficili da gestire di quelle dritte, però c’è il grande vantaggio che
andremo ad intercettare tutta l’acqua che scende dalla collina perchè le pendenze sono molto
impegnative (siamo intorno al 25% di pendenza) e andiamo a ridistribuire su tutta la fascia
della collina. Questo è il primo grande vantaggio. Il secondo grande vantaggio è quello di
creare un ambiente dove si va a gestire tutto il terreno. La collina deve essere vista non solo
come un vigneto, ma come un ambiente ecologico. Andremo a ricostruire le varie bordure con
delle piante, probabilmente allori, siepi varie, metteremo delle piante nelle fasce basse per
creare ritenzione idrica, trattenimento idrico e leggere ombreggiature. Sul finale andremo a
posizionare lavande di diverse altezze e altre piante officinali in modo che vadano in
competizione con la vite, e la stimolino a radicare e scendere in profondità con le radici. È un
concetto completamente nuovo rispetto al classico paradigma, dove si tenta di favorire sempre
la pianta della coltivazione principale e sulle capezzagne andremo a posizionare carciofi e
roseti. Nella gestione del sottofila, trifogli e fioriture per l’impollinazione e leguminose.
Praticamente devi immaginare una gestione agroforestale, quindi piante ad alto fusto
selvatiche e domestiche, gestione del sottofila e dell’interfila con piante officinali e perenni,
tutta la parte interna con le annuali. Si dà un’impronta che la natura riconosce. Questo è
molto importante perché in un ambiente naturale tutto l’insieme delle piante e animali che tu
guardi (un bosco, una riva, un prato,…) c’è tutto un equilibrio. Questo modello è come una
memoria che il terreno ha. Quindi quando c’è quella combinazione, la natura va molto
velocemente perché è un modello che riconosce. Perché nel bosco, se tu vai ad analizzare,
ogni pianta è nel punto giusto e ha una funzione precisa: una fa ombra, una fa sostanza
organica, una mette l’azoto, una mette le micorrize, una trattiene l’acqua, una tira gli insetti,
una tira i caprioli: tutte hanno una funzione e alla fine tu crei talmente tanta energia che il
bosco va avanti e riesce a sopravvivere. Quindi noi dobbiamo creare dei modelli che hanno
questa forza, ma producono, nel nostro caso, vino.