Nella mia azienda devo depurare e smaltire le acque di lavaggio del laboratorio e le acque di cottura dei prodotti cotti, quindi del forno, del bollitore e anche tutti gli scarichi. Potevo scegliere un depuratore normale, quindi con tutte le vasche di decantazione, le pompe che spingono da una vasca all'altra e dove si mettono i batteri dentro, un impianto vero e proprio, molto complicato. Invece ho conosciuto il sistema della fitodepurazione e l’ho realizzato nel 2011.
Ci sono in tutto quattro vasche di degrassatura dell'acqua, dove l'acqua staziona qualche giorno.
Si forma superficialmente una crosta di grasso con tutti i grassi della cottura o del lavaggio, che è da togliere e che noi smaltiamo tramite ditta autorizzata. Quindi un'acqua senza grassi va a finire dentro alla vasca della depurazione, riempita di un metro di ghiaia. In questa ghiaia sono state piantate delle canne palustri (Pragmithes Australis) che hanno la caratteristica di trasportare l’ossigeno atmosferico fino in profondità nel substrato grazie ai loro lunghi rizomi, creando microzone ossidate che vengono colonizzate da batteri aerobici. Tale attività è molto importante i quanto saranno i batteri stessi a depurare le acque reflue. L'acqua staziona circa 30 giorni in questa vasca e, in questo periodo, i batteri depurano l’acqua in modo che possa poi confluire in acque superficiali. Nel nostro caso l’acqua depurata va a finire nel rio che passa dietro al laboratorio. In più le canne catturano dell'anidride carbonica dell'ambiente e sono luogo di rifugio per gli insetti. Il livello dell'acqua si mantiene 10 cm sotto alla superficie, quindi la superficie è sempre asciutta, ci puoi camminare sopra. E in superficie c'è della ghiaia. Dal punto di vista dei costi, l'investimento iniziale è più basso rispetto a realizzare un depuratore tradizionale. Inoltre, ho sicuramente dei risparmi di energia elettrica, perché non ho le pompe.