“Nell’estate 1944 tedeschi iniziarono le operazioni militari per occupare la val Maira e attestarsi sul confine con la Francia. I partigiani della I Banda - di stanza agli Assarti - si trovarono soli e affamati.
Stava per far notte quando partimmo dagli Assarti con la farina in spalla verso il forno più vicino, quello della fraz. Ghio, a m. 1240, notevolmente più in basso degli Assarti. Presso le famiglie troviamo il lievito naturale, lu crsènt : fiduciosi cominciamo ad impastare.
Siamo in una stalla, la temperatura elevata accelera troppo la lievitazione, ma non avevamo acceso il forno in tempo. La legna non voleva saperne di bruciare e scoprimmo poi che una pietra chiudeva il tiraggio: anzichè fiamma viva, si otteneva un gran fumo. Decidiamo di cacciare le pagnotte nel forno, ma non riusciamo più a trovare la pietra che serviva per chiuderlo: era notte e non si lavorava certo agevolmente!
John: “Sembra cotto il pane?” Ciafrè: “Non ancora”.
Un gruppo di cani intanto abbaia in lontananza e un valligiano viene a dirci: “Ho paura che i tedeschi stiano arrivando!” John: “Se effettivamente sono loro, oltre al pane perdiamo anche la pelle”. Ciafrè: “Allora sforniamo e filiamocela!” Cominciava ad albeggiare. Sfornando il pane la delusione fu grande, invece di pagnotte c’erano pesanti croste rosso-marrone, di pessimo aspetto.
Giovanni Parola, La Montagna fiorisce ancora, Ricordi partigiani