“A Santa Margherita c’era la Messa prima, alle 8.30, poi c’era Messa granda. Io e mia mamma siamo andati alla Messa prima, perché poi c’era da guardare le bestie a casa. Dopo la Messa, fuori dalla chiesa, c’era Lu Marcànd, Giuseppe Garnerone, e ha chiesto alla mamma: “Questo ragazzo ha voglia di lavorare? Potrebbe venire a Piacenza da noi, lui dovrebbe solo star vicino a mio figlio, al banchetto”. Mia mamma gli ha chiesto: “E come paga cosa gli può dare?” “Stia tranquilla, signora, che noi quello che si guadagna glielo diamo. Parlatene in famiglia”. Lu Marcànd era famoso perché era benestante, aveva già un banco fisso al mercato alimentare di Piacenza. Il 1 settembre 1947 il figlio del Marcànd, Costanzo, è venuto, mia mamma aveva preparato una valigetta e siamo partiti da Dronero all’una del pomeriggio. Io avevo 14 anni e qualche mese. Ero vestito con un paio di calzoni, una giacchetta, una camicia e un paio di scarpe con i chiodi, per non consumare la suola. Fino ad allora ero cresciuto più di fame che di pane. Ero fragile e mingherlino, avevo sempre fame. Mio papà mi diceva, “Ricordati bene, che a torto o a ragione, cerca sempre di andar d’accordo col padrone. E poi ricordati bene che l’onestà deve sempre primeggiare”. Siamo partiti da Dronero all’una e mezza del pomeriggio, siamo arrivati la sera alle 10 e mezza a Piacenza, io mi sono addormentato per la strada, eravamo in 3 su quel trabiccolo, una specie di Balilla, un camioncino.
Io ero curioso e adesso si dice una parola, ero anche creativo, perché a casa eravamo privati di tutto. Là a Piacenza, invece, avevamo tutto, avevamo i barili di conserva da 1 quintale, poi arrivavano i quintali di olive. A 15 anni non ero capace ad andare in bicicletta, ma guidavo già il camion. Al Marcànd non sfuggiva nulla delle mie capacità e del mio impegno e ogni tanto diceva “Sai che se tu continui così, chissà che cosa diventi!”